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MODIFICHE INTERNE DELL'EDIFICIO. NON SERVE IL TITOLO EDILIZIO SE NON C'E' AGGRAVIO URBANISTICO

Giuseppe Donato Nuzzo, Il Sole24ORE – Estratto da “tecnici24”, 3 settembre 2018


Niente demolizione per le opere finalizzate alla diversa distribuzione degli ambienti interni, mediante eliminazione e spostamenti di tramezzature, se non producono aggravio urbanistico, lasciando inalterati i volumi, le superfici ed i prospetti esterni.
Lo ha stabilito il TAR Campania con la sentenza 23 luglio 2018, n. 4895, che ha annullato il provvedimento comunale con il quale era stata ingiunta la demolizione di alcune opere di modificazione delle tramezzature interne, di spostamento di un servizio igienico e di eliminazione di un precedente ambiente, ritenendole erroneamente interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità.
Come è noto, l’art. 27 comma 2 del D.P.R. n. 380/2001 impone la sanzione demolitoria ogni qualvolta il dirigente o il responsabile accertino l'inizio o l'esecuzione di opere eseguite senza titolo su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità, nonché in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi.
In mancanza di titolo edilizio e dell'autorizzazione paesistica, ove richiesta, l'applicazione della sanzione demolitoria è sempre doverosa.
Tali principi però non trovano applicazione con riferimento alle opere interne, che non abbiano prodotto aggravio urbanistico, lasciando inalterati i volumi, le superfici ed i prospetti esterni.
Secondo il TAR di Napoli, infatti, la diversa distribuzione degli ambienti interni mediante eliminazione e spostamenti di tramezzature, purché non interessi le parti strutturali dell'edificio, costituisce attività di manutenzione straordinaria soggetta al semplice regime della comunicazione di inizio lavori. In quest'ipotesi, pertanto, l'omessa comunicazione non può giustificare l'irrogazione della sanzione demolitoria che presuppone il dato formale della realizzazione dell'opera senza il prescritto titolo abilitativo.
Qualora, invece l'intervento interessi parti strutturali del fabbricato, la disciplina applicabile è quella della segnalazione certificata di inizio attività, la cui mancanza comporta, parimenti, l'irrogazione della sola sanzione pecuniaria, ai sensi dell'art. 37 DPR 380/2001.
Nel caso di specie, il Comune aveva difeso il proprio operato sottolineando la presenza la presenza di numerosi vincoli esistenti nella zona in cui era locato l’edificio in questione, puntualmente richiamati nell'ordinanza di demolizione. Tali vincoli tuttavia, secondo i giudici amministrativi, non mutano la natura dell'intervento edilizio compiuto e, quindi, la circostanza che non è richiesto un preventivo titolo edilizio, con presupposta autorizzazione relativa al vincolo stesso. Al più, comportano il semplice onere, da parte dell'interessato, di comunicare al Comune l'inizio lavori, posto che nella fattispecie non si tratta di trasformazioni del preesistente, tali da incidere sui valori paesaggistico-ambientali, oggetto di tutela.